Come sta cambiando il significato culturale del lavoro
Articolo
Dal mito individualista del progresso a nuove forme di integrazione tra appartenenza e creatività: Come sta cambiando il significato culturale del lavoro
di Fiorella Bucci e Sonia Giuliano
Rivista di Psicologia Clinica N. 2 (2018), pp. 35-51
Abstract
In questo lavoro viene discussa l’ipotesi che la crisi economico-finanziaria globale del 2008 sia stata primariamente una crisi della fantasia individualista che ha organizzato le culture del lavoro negli anni precedenti e di cui il mito del progresso – al cuore del discorso capitalistico dalle sue origini nel pensiero di Marx al Neoliberismo – è stata un’espressione emblematica. Si esplora quindi la riorganizzazione dei mercati post 2008 attraverso forme economiche emergenti come la gig economy e la sharing economy, rintracciando nuovi modi di simbolizzare emozionalmente la produzione, le risorse e la dimensione economica, più in generale, in seno alla vita sociale che questi orientamenti raccontano. Si propone l’ipotesi che la polverizzazione delle organizzazioni lavorative nella cornice dell’economia digitale parli oggi di una domanda – di cui la psicologia può occuparsi – a riscoprire la molteplicità delle appartenenze che fondano il senso del vivere sociale e a manutenere creativamente i prodotti di queste appartenenze, uscendo da fantasie predatorie.

“Tutti seduti
abito scuro
i partner Lehman Brothers
non perdono parola
scrivono
annuiscono
sorridono
ai partner Lehman Brothers
intorno al tavolo cristallo
questo discorso piace.
“Se noi faremo entrare in testa
al mondo intero
che comprare è vincere,
allora comprare vorrà dire vivere.
Perché l’essere umano, signori miei, non vive per perdere.
Vincere è il suo istinto.
Vincere è esistere.
Se faremo entrare in testa
al mondo intero
che comprare è esistere,
noi romperemo, signori miei,
quell’ultima vecchia barriera che si chiama “bisogno”.
Il nostro obiettivo
è un pianeta terra
in cui non si compri più nulla per bisogno
ma si compri per istinto.
O se volete, concludendo, per identità.
Solo allora le banche, signori,
diventeranno immortali”.
Straordinario.
Bobbie a capotavola sorride.
E quando Bobbie sorride è un caso.
Sorride Bobbie
perché quando suo nonno Emanuel e i suoi fratelli
fondarono la banca
sognavano un impero di cotone e di caffè,
e quando suo padre Philip
la lanciò in Borsa
sognava di treni e cherosene
ma adesso
adesso il piano è tutto un altro…
qui si parla di vita eterna, gente,
di dare un senso al mondo,
non so se mi spiego
I have a dream, yes
I have a dream
e il sogno
è
nientemeno
che l’immortalità.”
abito scuro
i partner Lehman Brothers
non perdono parola
scrivono
annuiscono
sorridono
ai partner Lehman Brothers
intorno al tavolo cristallo
questo discorso piace.
“Se noi faremo entrare in testa
al mondo intero
che comprare è vincere,
allora comprare vorrà dire vivere.
Perché l’essere umano, signori miei, non vive per perdere.
Vincere è il suo istinto.
Vincere è esistere.
Se faremo entrare in testa
al mondo intero
che comprare è esistere,
noi romperemo, signori miei,
quell’ultima vecchia barriera che si chiama “bisogno”.
Il nostro obiettivo
è un pianeta terra
in cui non si compri più nulla per bisogno
ma si compri per istinto.
O se volete, concludendo, per identità.
Solo allora le banche, signori,
diventeranno immortali”.
Straordinario.
Bobbie a capotavola sorride.
E quando Bobbie sorride è un caso.
Sorride Bobbie
perché quando suo nonno Emanuel e i suoi fratelli
fondarono la banca
sognavano un impero di cotone e di caffè,
e quando suo padre Philip
la lanciò in Borsa
sognava di treni e cherosene
ma adesso
adesso il piano è tutto un altro…
qui si parla di vita eterna, gente,
di dare un senso al mondo,
non so se mi spiego
I have a dream, yes
I have a dream
e il sogno
è
nientemeno
che l’immortalità.”
(Stefano Massini, Lehman Trilogy, 2014)